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SOTTOBOSCO

site-specific performance / La via Decia Festival - Schilpario (Bg) IT / 2025

SOTTOBOSCO

ascoltare ciò che resta // il suono che nasce 

durata 40'

SOTTOBOSCO si presenta come un’esperienza performativa sonora dalla durata di 40 minuti che traduce i principi di ecologia acustica e gesto minimo in una pratica di profonda attenzione. La performance è stata presentata in anteprima nel luglio 2025 per il Festival della Via Decia - Bìos/Zoè, svolgendosi in un contesto altamente significativo: l’area dell’Altar e delle Cascate del Vò in Val di Scalve (BG). Questo debutto in un luogo di culto pagano, tra radici, fronde e la memoria stratificata del paesaggio, ha validato la metodologia site-specific del progetto


La presenza di questa formica nei boschi a prevalenza di conifere delle Alpi Orobie e della Val di Scalve funge da indice di qualità ecologica e stabilità; il progetto mira a decentrare l’attenzione antropocentrica, focalizzandola sul “resto” – il fragile, il minimo, lo scarto – e sulla rete complessa e interdipendente di relazioni che sostiene l’ecosistema del sottobosco. Attraverso la riproposizione e l’amplificazione dei paesaggi sonori campionati in questi luoghi, l’opera performativa intende rendere udibile e percepibile questa trama nascosta, trasformando lo spazio performativo in un archivio sensibile e in un campo d’ascolto che richiede disponibilità a lasciarsi attraversare.


La metodologia di SOTTOBOSCO si fonda su una pratica situata e su una rigorosa etica della raccolta, elementi essenziali per tradurre il principio di cura ecologica in azione artistica.

La ricerca sul campo ha comportato la registrazione accurata dei suoni ambientali nelle aree meno battute.

Sono stati raccolti materiali residuali del bosco: aghi caduti, frammenti di corteccia, piccole pietre e detriti vegetali che compongono i nidi a cupola della Formica rufa. Questi materiali, raccolti in quantità minime e non vitali, vengono trasformati durante la performance in oggetti sonori amplificati attraverso l’uso di microfoni a contatto L’elaborazione sonora in tempo reale sfrutta sia dispositivi analogici (nastri, tape loops) per la stratificazione organica del suono, sia tecniche digitali per l’elaborazione, mantenendo però una priorità al suono diretto del materiale e delle registrazioni ambientali.


La Formica rufa in questo contesto non è solo soggetto di tutela, ma è la sorgente metaforica e sonora che ispira la composizione: le texture ritmiche dei field recordings si basano sul fruscio dei nidi e sul movimento collettivo delle operaie, creando una musica organica che traduce la biodiversità in esperienza acustica.


Il cuore etico ed estetico del progetto risiede nel concetto di Gesto Minimo, inteso come pratica di attenzione, co-presenza e non-invasività. Il gesto performativo è ridotto all’essenziale (sfiorare, inclinare, appoggiare, far vibrare) azioni che non mirano a dominare o sostituire il suono intrinseco del materiale, ma a farlo emergere.


La performance è scandita in quattro fasi — Radicamento, Campo Sonoro, Trasformazione e Restituzione — che guidano il pubblico attraverso una decelerazione e una sincronizzazione con il passo e il respiro dell’ambiente.

L’intensità sonora è deliberatamente mantenuta bassa, costringendo l’ascoltatore a uno sforzo attivo di ricezione che trasforma l’attenzione in ascolto profondo, essenziale per abitare la complessità del presente e per riconoscere le alleanze interspecie che sostengono il sistema. SB2 • PRP.○, una composizione parte della performance, è stata selezionata nella sessione d’ascolto Resonant Ecologies curata con Murmurcontemporary in collaborazione con Swiss Society for Acoustic Ecology che si terrà il 30 ottobre a Montreux, CH. ph. Sara Meliti

SOTTOBOSCO
00:00 / 01:04
audio
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